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	<title>PD Archivi - Matteo Richetti</title>
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	<title>PD Archivi - Matteo Richetti</title>
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		<title>Intervista per Il Messaggero: &#8220;I dem da noi perchè si sentono traditi. Alle elezioni UE con una lista nostra&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 14:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Italia viva alla Camera, due consiglieri locali &#8211; il regionale Pippo Rossetti e la comunale di Genova, Cristina Lodi hanno lasciato il Pd per approdare nel vostro partito. Con loro anche una trentina di dirigenti dem della Regione. Un caso isolato o c&#8217;è qualcosa di più? Le ragioni sono le stesse che ci hanno spinto a creare Azione, ovvero lo spostamento della sinistra su un asse sempre più massimalista. Nel Pd si è arrivato a proporre un referendum contro sé stessi, o meglio, contro il Jobs Act, approvato dal Pd nella scorsa legislatura. Lo stesso cortocircuito nato dall’appoggio del Conte II, lo crea oggi un partito che sui temi del lavoro è concentrato sull’esclusivo tema della garanzia della stabilità, senza guardare a produttività e crescita. Lo stesso vale per la difesa dell’Ucraina e per l’incremento delle spese militari. Secondo Raffaella Paita (Iv), la scelta della consigliera Lodi di iscriversi al gruppo misto, mostra che Azione ha scelto di stare all&#8217;opposizione del sindaco Bucci. Il vostro è un dietrofront rispetto al passato? Non c’è stato mai stato un sostegno di Azione a Bucci. Quando due dei nostri iscritti hanno sostenuto il sindaco all’interno di una lista civica,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/intervista-per-il-messaggero-i-dem-da-noi-perche-si-sentono-traditi-alle-elezioni-ue-con-una-lista-nostra/">Intervista per Il Messaggero: &#8220;I dem da noi perchè si sentono traditi. Alle elezioni UE con una lista nostra&#8221;</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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<p><strong>Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Italia viva alla Camera, due consiglieri locali &#8211; il regionale Pippo Rossetti e la comunale di Genova, Cristina Lodi hanno lasciato il Pd per approdare nel vostro partito. Con loro anche una trentina di dirigenti dem della Regione. Un caso isolato o c&#8217;è qualcosa di più?</strong></p>



<p><em>Le ragioni sono le stesse che ci hanno spinto a creare Azione, ovvero lo spostamento della sinistra su un asse sempre più massimalista. Nel Pd si è arrivato a proporre un referendum contro sé stessi, o meglio, contro il Jobs Act, approvato dal Pd nella scorsa legislatura. Lo stesso cortocircuito nato dall’appoggio del Conte II, lo crea oggi un partito che sui temi del lavoro è concentrato sull’esclusivo tema della garanzia della stabilità, senza guardare a produttività e crescita. Lo stesso vale per la difesa dell’Ucraina e per l’incremento delle spese militari.</em></p>



<p><strong>Secondo Raffaella Paita (Iv), la scelta della consigliera Lodi di iscriversi al gruppo misto, mostra che Azione ha scelto di stare all&#8217;opposizione del sindaco Bucci. Il vostro è un dietrofront rispetto al passato?</strong></p>



<p><em>Non c’è stato mai stato un sostegno di Azione a Bucci. Quando due dei nostri iscritti hanno sostenuto il sindaco all’interno di una lista civica, si sono sospesi dal partito. Non c’è nessuna realtà in Italia in cui Azione sia in coalizione con FdI o la Lega. Forse chi continua a definirsi alternativo a Salvini e Meloni dovrebbe spiegare cosa ci fa a Genova con i loro partiti.</em></p>



<p><strong>Quindi sbaglia chi parla di cambi di casacca…</strong></p>



<p><em>Non banalizzerei. Qualcuno ha parlato di persone a fine carriera in cerca di riposizionamento. Ricordo che Lodi meno di un anno fa è stata la più votata di tutto il consiglio comunale.</em></p>



<p><strong>Tutto questo non rischia di minare l’azione unitaria delle opposizioni su alcuni fronti, a partire dal salario minimo?</strong></p>



<p><em>Non credo, la politica non è calciomercato, ma per costruire l’alternativa alla destra ognuno deve definire ciò che è. Il Pd rivendica di essere tornato in sé come se un recente passato avesse tradito ciò che è la sinistra.</em></p>



<p><strong>Secondo Calenda, Meloni sta egemonizzando il voto della coalizione e presto gli elettori popolari e le classi dirigenti liberali che militano in quel campo si troveranno a disagio. Fuoriuscite in vista?</strong></p>



<p><em>Azione non cerca fuoriusciti, accoglie chi abbandona il proprio percorso prendendo atto del fallimento di un bipolarismo schiacciato sugli estremi. Se ci fossero dirigenti di FI stanchi di stare in una coalizione in cui Salvini provoca Meloni perché preferisce Macron alla Le Pen, allora Azione sarebbe casa loro.</em></p>



<p><strong>Renzi, nel frattempo, ha annunciato che si candiderà alle elezioni europee del prossimo anno con la lista &#8220;Il Centro&#8221;</strong></p>



<p><em>Ha fatto una scelta legittima ma divergente con il nostro percorso. Al suo appello stanno rispondendo personalità come Clemente Mastella, non certo nella parabola di una forza riformista e lib-dem come quella che stiamo costruendo.</em></p>



<p><strong>E voi lavorate su possibili alleanze?</strong></p>



<p><em>Penso sia salutare che i partiti si misurino sul consenso che riescono a raccogliere per la loro proposta. In termini di simmetria, vedo un possibile rapporto con + Europa. In particolare sui temi economici e sul sostegno alle politiche Ue all’Ucraina. Ma oggi l&#8217;opzione più probabile in campo è che Azione presenti una propria lista.</em></p>



<p><strong>La soglia di sbarramento rappresenta un ostacolo?</strong></p>



<p><em>Il 4% non ci spaventa: quando ci siamo presentati a Roma con una lista guidata da Carlo Calenda abbiamo preso il 20% e alle Politiche l’8%. Credo che la nostra proposta abbia già oggi un suo consenso. Poi se qualcuno non raggiunge la soglia deve farsi delle domande, ma non bisogna aggirare i problemi.</em></p>



<p><strong>Rimane aperta la questione dei gruppi parlamentari. Al Senato, in base al nuovo regolamento, per costituire un nuovo gruppo Renzi avrebbe bisogno di 9 e non 6 senatori</strong>.</p>



<p><em>Da regolamento attuale, non vedo per nessuno la possibilità al Senato di creare un nuovo gruppo, ferma restando la possibilità di deroghe. Detto questo, un gruppo, a mio avviso, non si separa quando esistono elementi regolamentari ma quando le ragioni della politica vengono a mancare. Iv ha detto che se non ci fosse stata una prospettiva comune alle Europee sarebbe stato inutile tenere i gruppi uniti. Azione ma non può che prendere atto se la volonta è questa&#8221;.</em></p>



<p>(Intervista a cura di V. Pigliautile)</p>
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		<title>Chiamo a raccolta i cattolici per il nuovo partito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 11:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Huffington Post Queste giornate di convalescenza mi hanno consentito di recuperare in streaming i lavori di un interessante convegno promosso da Pierluigi Castagnetti con l’associazione “Popolari” che ha avuto l’indubbio merito di riaprire un tema da molto tempo passato in secondo piano circa il ruolo dei cattolici nella politica di questo tempo. Se da un lato il seminario è ricco di spunti culturalmente rilevanti e condivisibili, restano aperte e spesso senza risposta la traduzione in comportamenti della politica di quegli stessi principi ispiratori. Forse il problema sta, anche solo in parte nella lucidissima analisi proposta da Padre Francesco Occhetta, ovvero che molto spesso i cattolici “promuovono esperienze locali, laboratori di civismo ma non trovano un partito che raccorda queste esperienze” come del resto accade alla diaspora del 1992. Io credo però che si debba aggiungere a questa riflessione una più severa analisi di coerenza tra le posizioni assunte dal Partito Democratico sulle questioni rilevanti poste nel seminario e la compatibilità per la cultura del cattolicesimo democratico con queste posizioni. In diversi, da Castagnetti a Occhetta hanno giustamente evocato le posizioni di Papa Francesco dalla Laudato sii in avanti sul tema dell’Ecologia integrale, che rispetto all’ambientalismo ideologico rafforza la connessione tra uomo e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/chiamo-a-raccolta-i-cattolici-per-il-nuovo-partito/">Chiamo a raccolta i cattolici per il nuovo partito</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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<p><em><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/01/20/news/chiamo_a_raccolta_i_cattolici_per_il_nuovo_partito-11126011/">Huffington Post</a></em></p>



<p><br>Queste giornate di convalescenza mi hanno consentito di recuperare in streaming i lavori di un interessante <strong>convegno promosso da <a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2022/12/21/news/la_rete_bianca_se_il_pd_torna_a_berlinguer_i_popolari_tornano_a_don_sturzo-10945048/">Pierluigi Castagnetti</a> con l’associazione “Popolari” </strong>che ha avuto l’indubbio merito di riaprire un tema da molto tempo passato in secondo piano circa il ruolo dei cattolici nella politica di questo tempo. Se da un lato il seminario è ricco di spunti culturalmente rilevanti e condivisibili, restano aperte e spesso senza risposta la traduzione in comportamenti della politica di quegli stessi principi ispiratori. Forse il problema sta, anche solo in parte nella lucidissima analisi proposta da <strong>Padre Francesco Occhetta</strong>, ovvero che molto spesso i cattolici “promuovono esperienze locali, laboratori di civismo ma non trovano un partito che raccorda queste esperienze” come del resto accade alla diaspora del 1992.</p>



<p>Io credo però che si debba aggiungere a questa riflessione una più severa analisi di coerenza tra le posizioni assunte dal Partito Democratico sulle questioni rilevanti poste nel seminario e la compatibilità per la cultura del cattolicesimo democratico con queste posizioni.</p>



<p>In diversi, <strong>da Castagnetti a Occhetta hanno giustamente evocato le posizioni di Papa Francesco dalla Laudato sii in avanti sul tema dell’Ecologia integrale</strong>, che rispetto all’ambientalismo ideologico rafforza la connessione tra uomo e natura e mette l’uomo al centro dell’ecosistema, anche come garante dell’equilibrio complessivo del pianeta. Qui sta il punto. Aderire all’ecologia integrale di Francesco porta a essere pro o contro il TAP? Si può continuare a militare fianco a fianco col peggiore populismo ambientalista spiegando che il pluralismo impone anche questo?</p>



<p>E che la campagna per le primarie di Stefano Bonaccini sia partita proprio al fianco di Michele Emiliano è uno dei segnali che peggio lascia auspicare per il futuro di quel partito.</p>



<p>Ancora, Padre Occhetta inserisce <strong>tra i punti fondamentali dell’azione del cattolicesimo democratico il tema della Giustizia, “che è riparazione non è vendetta</strong>”. Esiste una spiegazione plausibile alla deriva giustizialista che sta prendendo tutto il resto dell’opposizione che non sia quella rappresentata da Azione e Italia Viva? Esiste una spiegazione accettabile alla rinuncia al garantismo costituzionale fatta dal Pd?</p>



<p>Francesco Occhetta tocca poi tutta la questione del lavoro dove “<strong>il cedimento alla cultura di sinistra ha fatto dimenticare che non è solo subordinazione ma è anche creatività, autonomia</strong>”. Questo punto è centrale soprattutto in relazione della vocazione personalistica del cattolicesimo democratico in politica. Se al centro c’è la persona allora non ci possono essere ambiguità sulla centralità del lavoro come strumento di costruzione di una presenza dignitosa nella società. E la confusione ingenerata in questi anni tra assistenza (sacrosanta verso i soggetti fragili e non autosufficienti) e lavoro e sintomo di una confusione alla quale non si pone rimedio con l’aggiunta della parola “lavoro” nel nome del partito.</p>



<p>Ma la questione di maggiore rilievo della iniziativa assunta dai Popolari di Castagnetti, sta a mio giudizio nell’accostamento senza ambiguità del termine cattolico democratico a quello liberale. Lo ha introdotto Castagnetti facendo riferimento all’economia di mercato e all’esperienza della Margherita, lo ha ripreso Occhetta nella descrizione dell’approccio liberale come elemento di equilibrio tra sistema economico e persona.</p>



<p>Il punto è proprio questo. <strong>Il cattolicesimo democratico è liberale o non è.</strong></p>



<p>Il primato della persona, anche sullo Stato, nasce dall’idea sturziana della concezione pubblica in relazione all’economia, ai territori, alle persone. Sono i cattolici democratici a volere una Costituzione in cui lo Stato riconosce la persona. Che viene appunto prima. Lo Stato ne regola convivenza e ordinamento, non la definisce.<strong> E su questa idea di Stato che si è rotta la presenza (anche) dei cattolici nel Pd</strong>. Il cedimento al populismo, oltre che a giustizialismo e antipolitica, è il cedimento alla concezione liberale dello Stato che da regolatore diventa attore, fino ad essere “infilato” in autostrade, banche, Ilva e Ita.</p>



<p>Non basta rispondere alla importante sollecitazione dei cattolici democratici come ha fatto Goffredo Bettini qualche giorno fa infilandoci un po’ di nuovo umanesimo che non guasta mai. È tempo di un binomio nuovo tra valori e concretezza. <strong>È tempo di un esercizio alla politica che non si rifugia in prepolitica da laboratorio</strong>. La nascita di un partito nuovo, annunciata a Milano pochi giorni fa da Carlo Calenda, uno spazio in cui cattolici democratici, liberali e socialisti costituiscono il fondamento di un pensiero che evita la secolarizzazione dell’occidente è una occasione unica. Una stagione nuova che riparta dalla tensione morotea che tiene in equilibrio diritti e doveri, ponga nuove basi per una crescita integrale e umana della società, restituisca la dimensione di un destino comune alle diverse generazioni del Paese.</p>



<p><strong>Noi apriremo le porte a un tempo nuovo</strong>, l’auspicio è che tanti (laici e cattolici) vogliano coglierlo insieme a noi.</p>
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		<title>Intervista per il Quotidiano Nazionale: &#8220;Pronti a un governo di unità nazionale. Letta? È estremista&#8221;</title>
		<link>https://matteorichetti.it/intervista-per-il-quotidiano-nazionale-pronti-a-un-governo-di-unita-nazionale-letta-e-estremista/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 16:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente di Azione corregge il tiro sull’appoggio al centrodestra: &#8220;Non saremo la loro stampella. Il Pd guarda a sinistra, noi speriamo in Draghi. E siamo pronti a fare la nostra parte per uscire dalle secche della crisi&#8221;. Roma, 7 settembre 2022&#160; &#8211;&#160;Matteo Richetti, giusto qualche ora fa Carlo Calenda ha buttato giù una frase che ha destato non poco stupore. E, dunque, cosa vorrebbe dire che Azione sarebbe anche pronta a fare un’alleanza con la Meloni, ma non con Letta? &#8220;Piano con le interpretazioni; non ha detto proprio così. Lui ha detto una frase che è stata mal interpretata e poi infatti l’ha chiarita. Diceva che in questo momento drammatico – di inflazione, gas alle stelle, aziende che chiudono e richieste di cassa integrazione – che non si sa nemmeno quanto potrà durare, se in questo quadro si dovesse formare un governo di unità nazionale, noi saremmo pronti a raccogliere quella sfida&#8230;&#8221; Non cambia granché, Richetti: avete detto – Calenda ha detto – che in caso di necessità andrebbe bene Meloni ma non Letta… &#8220;Perché Letta in questo momento non comprendiamo dove stia andando. Il Paese è sull’orlo del precipizio e Letta continua a portarsi nello zaino Bonelli e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/intervista-per-il-quotidiano-nazionale-pronti-a-un-governo-di-unita-nazionale-letta-e-estremista/">Intervista per il Quotidiano Nazionale: &#8220;Pronti a un governo di unità nazionale. Letta? È estremista&#8221;</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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<p>Il presidente di Azione corregge il tiro sull’appoggio al centrodestra: &#8220;Non saremo la loro stampella. Il Pd guarda a sinistra, noi speriamo in Draghi. E siamo pronti a fare la nostra parte per uscire dalle secche della crisi&#8221;.</p>



<p>Roma, 7 settembre 2022&nbsp; &#8211;&nbsp;<strong>Matteo Richetti, giusto qualche ora fa Carlo Calenda ha buttato giù una frase che ha destato non poco stupore. E, dunque, cosa vorrebbe dire che Azione sarebbe anche pronta a fare un’alleanza con la Meloni, ma non con Letta?</strong></p>



<p>&#8220;Piano con le interpretazioni; non ha detto proprio così. Lui ha detto una frase che è stata mal interpretata e poi infatti l’ha chiarita. Diceva che in questo momento drammatico – di inflazione, gas alle stelle, aziende che chiudono e richieste di cassa integrazione – che non si sa nemmeno quanto potrà durare, se in questo quadro si dovesse formare un governo di unità nazionale, noi saremmo pronti a raccogliere quella sfida&#8230;&#8221;</p>



<p><strong>Non cambia granché, Richetti: avete detto – Calenda ha detto – che in caso di necessità andrebbe bene Meloni ma non Letta…</strong></p>



<p>&#8220;Perché Letta in questo momento non comprendiamo dove stia andando. Il Paese è sull’orlo del precipizio e Letta continua a portarsi nello zaino Bonelli e Fratoianni e delle parole d’ordine di sinistra-sinistra che uno come Provenzano sembra un estremista di destra. Insomma, questo Pd è irriconoscibile anche per chi lo ha votato e ci ha militato dentro fino a ieri. È incomprensibile, sul serio, quello che sta facendo il segretario del Pd. Per questo guardiamo da quella parte con grande perplessità&#8221;.</p>



<p><strong>Ce l’avete con Letta perché ha parlato di allargare il reddito di cittadinanza?</strong></p>



<p>&#8220;Macché, su, non scherziamo. Azione è proiettata verso un risultato elettorale a doppia cifra e di fronte a un’emergenza nazionale e a un centrodestra che al Senato, alla fine, in virtù della legge elettorale e del taglio dei parlamentari, potrebbe trovarsi con una maggioranza che sta in bilico per un numero molto esiguo di eletti, ebbene, noi saremmo pronti a prenderci le nostre responsabilità. Non possiamo lasciare l’Italia appesa ad un filo in una situazione di emergenza come quella che viviamo e vivremo&#8221;.</p>



<p><strong>Parliamoci chiaro: voi volete un ritorno di Draghi ma, nella sostanza, perché Draghi si dovrebbe prestare una seconda volta dopo essere stato bruciato in quel modo senza per altro la sfiducia del Parlamento? Chi glielo fa fare?</strong></p>



<p>&#8220;Noi evochiamo Draghi, ma quando parliamo di Draghi vediamo soprattutto un modello di governo. E comunque, qualora Draghi rifiutasse, noi abbiamo personalità all’altezza del compito di proseguire nel solco tracciato dal Presidente del Consiglio. E se serve, anche la nostra leadership è a disposizione del Paese&#8221;</p>



<p><strong>Richetti, è comunque sempre quell’ipotesi di un possibile governo con il centrodestra che in queste ore sta creando un dibattito acceso…</strong></p>



<p>&#8220;Allora la faccio ancor più breve; se qualcuno si immagina che Azione possa fare la stampella del centrodestra se lo può dimenticare. Calenda lo ha detto chiaramente: ‘Un governo con Meloni? Ma quando mai. Anche perché sarebbe un controsenso a quanto fatto finora’, ha spiegato in questa dichiarazione. ‘Io ho detto una cosa diversa: se io fossi Giorgia Meloni che non ho grande esperienza, direi meglio andare avanti con Draghi. Non lo farà mai, amen’. Ecco, più chiaro di così…&#8221;</p>



<p><strong>Anche perché c’è un problema che non è solo rappresentato dalla Meloni, ma anche da Salvini, a partire dall’ambiguità del leader del Carroccio sulla questione della politica estera, questo tentennamento sulle sanzioni…</strong></p>



<p>&#8220;Su questo noi non abbiamo alcuna ambiguità, la nostra linea è chiara e quanto a Salvini, penso che alla fine proprio in virtù delle loro distanze interne su temi fondamentali come la guerra e il gas, il centrodestra, anche vincitore, non potrà andare troppo lontano&#8221;.</p>
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