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	<title>Crosetto Archivi - Matteo Richetti</title>
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	<title>Crosetto Archivi - Matteo Richetti</title>
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		<title>UNIFIL: “Comunità internazionale grande assente”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 13:32:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto sta accadendo in Libano e in tutti gli scenari di guerra, presuppone un cambio di paradigma. E devono farlo anche delle grandi potenze. L&#8217;attenzione e il rispetto che sta mostrando il ministro Crosetto verso questo Parlamento non sono né scontati né di poco valore. In un momento come questo, il ministro è già intervenuto davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato, Esteri e Difesa, qualche settimana fa e lo fa oggi. Ieri sera sono tornato da una missione per conto della delegazione NATO di questo Parlamento. Una missione che si è svolta nelle basi NATO e americane sulle coste della Grecia, le più vicine a quelle del Golfo. È una missione che evidenzia un&#8217;intensificazione delle attività di circa quattro volte rispetto al normale di pochi mesi fa. Non so se la gravità di ciò che sta accadendo – ed emerge chiaramente dalle preoccupazioni del Ministro e anche dall&#8217;atteggiamento che ha mantenuto oggi durante questa informativa – riesca a trasmettere a tutti noi il senso della storia che stiamo vivendo. Comprendiamo che la questione mediorientale attraversi posizioni, storie e interpretazioni legittime, e che spesso nel nostro dibattito emerga in modo comparativo rispetto ad altre crisi, ma l&#8217;attualità, come anche...</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/unifil-comunita-internazionale-grande-assente/">UNIFIL: “Comunità internazionale grande assente”</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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<h6 class="wp-block-heading"><em>Quanto sta accadendo in Libano e in tutti gli scenari di guerra, presuppone un cambio di paradigma. E devono farlo anche delle grandi potenze.</em></h6>



<p class="has-large-font-size">L&#8217;attenzione e il rispetto che sta mostrando il ministro Crosetto verso questo Parlamento non sono né scontati né di poco valore. </p>



<p class="has-large-font-size">In un momento come questo, il ministro è già intervenuto davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato, Esteri e Difesa, qualche settimana fa e lo fa oggi. Ieri sera sono tornato da una missione per conto della delegazione <a href="https://www.nato-pa.int/"><strong>NATO</strong> </a>di questo Parlamento. Una missione che si è svolta nelle basi NATO e americane sulle coste della Grecia, le più vicine a quelle del Golfo. </p>



<p class="has-large-font-size"><strong>È una missione che evidenzia un&#8217;intensificazione delle attività di circa quattro volte rispetto al normale di pochi mesi fa.</strong> </p>



<p class="has-large-font-size">Non so se la gravità di ciò che sta accadendo – ed emerge chiaramente dalle preoccupazioni del Ministro e anche dall&#8217;atteggiamento che ha mantenuto oggi durante questa informativa – riesca a trasmettere a tutti noi il senso della storia che stiamo vivendo. </p>



<p class="has-large-font-size">Comprendiamo che la questione mediorientale attraversi posizioni, storie e interpretazioni legittime, e che spesso nel nostro dibattito emerga in modo comparativo rispetto ad altre crisi, ma l&#8217;attualità, come anche dalle sue parole, mette in evidenza i suoi limiti.</p>



<p class="has-large-font-size">Il Ministro ha parlato con franchezza di Israele, nostro amico. Tuttavia, proprio questo amico ha colpito le basi <strong><a href="https://www.difesa.it/operazionimilitari/op-intern-corso/unifil/index.html">UNIFIL</a></strong>, dove siamo impegnati in una missione di pace. <strong>È un’amicizia particolare quella di chi attacca una presenza pacifica del nostro Paese</strong>. Lo diciamo senza alcun intento polemico o accusatorio, poiché quella missione risale a ben prima del mandato del ministro Crosetto. Ma ci interroga sul fatto che questa vicenda, se letta ancora con gli occhi dei conflitti drammatici degli ultimi anni, non ci restituisce, forse, un presente in cui il tempo è già scaduto.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Molte sono le preoccupazioni e credo che non riusciremo a recuperare questa situazione</strong>, e provo a spiegare il perché: non ci riusciremo, in parte, perché non siamo all&#8217;altezza della gravità degli eventi. Nelle ultime ore, Francia e Germania stanno discutendo se continuare o meno a fornire armi a Israele, e considero questa discussione già una prima sconfitta nella sfida che ci troviamo di fronte. </p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Se non comprendiamo che è oggi o mai più</strong> il momento per un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, oggi o mai più per fermare il conflitto, restituendo anche alle famiglie israeliane la possibilità di superare il terrore vissuto il 7 ottobre, <strong>dopo sarà troppo tardi</strong>.</p>



<p class="has-large-font-size">Il Ministro ha detto: &#8220;<em><strong>O c&#8217;è UNIFIL o c&#8217;è la guerra</strong></em>&#8220;.  Io temo che la guerra possa comunque verificarsi anche con UNIFIL in campo, persino con un cambiamento delle sue regole d&#8217;ingaggio. Si è discusso molto di nuove regole: <strong>che tipo di ingaggio dovremmo dare? </strong>Certamente non possiamo lasciare i nostri soldati senza possibilità di intervento. </p>



<p class="has-large-font-size">Lo diciamo senza polemica, ma con la consapevolezza che ci sono stati episodi: Hezbollah ha agito a 200 metri da una base UNIFIL, e con una presenza di 10.000 soldati, questa missione storica non è riuscita a prevenire tali incursioni. <strong>È evidente che c&#8217;è un enorme limite</strong>.</p>



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<p class="has-large-font-size"><strong>C&#8217;è bisogno di un cambiamento radicale </strong>nel modo in cui affrontiamo queste situazioni come comunità internazionale, che oggi è la grande assente. Non c&#8217;è dubbio che la domanda che mi sono posto in questi giorni sia: <strong>esiste ancora il diritto internazionale?</strong> </p>



<p class="has-large-font-size">È chiaro che combattere il terrorismo è una priorità condivisa, ma questo non può mettere da parte il diritto internazionale, i confini degli Stati e la loro inviolabilità. <strong>Mai ci siamo trovati di fronte a una situazione di tale gravità, con così tanti fronti aperti contemporaneamente.</strong></p>



<p class="has-large-font-size">Abbiamo già vissuto la discussione sul continuare o meno a fornire armi in Libia, quando l&#8217;embargo sulle armi è stato imposto e la Russia ha iniziato ad armare Haftar, mentre la Turchia faceva lo stesso con i suoi oppositori.  <strong>L&#8217;idea che smettere di fornire armi risolva il conflitto è illusoria</strong>, soprattutto in un mondo globalizzato, dove la produzione di armi sfugge al nostro controllo.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>Non abbiamo una soluzione</strong>, ma come si può riprendere la via della diplomazia in una situazione come quella attuale, in cui Israele non sembra intenzionato a seguire richiami o chiarimenti? Quello che è accaduto è di una gravità inaudita e non credo ci sia la volontà di cambiare rotta. Inoltre, il radicamento simultaneo di forze terroristiche ha generato una situazione ingestibile.</p>



<p class="has-large-font-size">Mi rifaccio alle parole con cui ha concluso il suo intervento al Senato il Ministro: &#8220;<em>non bisogna rassegnarsi all&#8217;idea che, di fronte al conflitto, non ci sia una via di pace</em>&#8220;. <strong>Non possiamo limitarci a discutere solo di conflitto</strong>, a prendere parte al conflitto, ad accettarlo. </p>



<p class="has-large-font-size"><strong>C&#8217;è una soluzione, </strong>ma serve non solo un cambio di passo per la missione UNIFIL, ma anche un cambio di passo delle grandi potenze, tra cui spero, e mi auguro, sieda ancora l&#8217;Italia. </p>



<p class="has-large-font-size">Lo diciamo senza polemica: oggi c&#8217;è un punto di debolezza, dettato dalle posizioni di alcune forze di maggioranza sulla questione ucraina. Non mi riferisco solo al vertice tra Biden, Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche al fatto che, <strong>per sedere tra le grandi potenze che vogliono preservare la pace, bisogna avere una posizione salda, basata sull&#8217;atlantismo e sull&#8217;europeismo</strong>, su cui non si può vacillare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/unifil-comunita-internazionale-grande-assente/">UNIFIL: “Comunità internazionale grande assente”</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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		<title>Alleanza Atlantica essenziale per la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 08:41:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La replica del gruppo di Azione dopo l'informativa urgente del Ministero della Difesa sugli esiti del vertice Nato di Washington di Luglio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://matteorichetti.it/alleanza-atlantica-essenziale-per-la-pace/">Alleanza Atlantica essenziale per la pace</a> proviene da <a href="https://matteorichetti.it">Matteo Richetti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ministro Crosetto grazie, non solo per l&#8217;informativa, ma anche per il tono, la postura con cui l’ha resa, e anche la disponibilità ad allargare la sua riflessione, non solo al resoconto del vertice di Washington, ma alla situazione che l&#8217;Italia e il mondo sta attraversando.</p>



<p><strong>Questa discussione dovrebbe avere due grandi direttrici</strong>: una legata al ruolo della NATO dopo 75 anni dalla sua costruzione e l&#8217;altra come la NATO impatta sui molteplici, purtroppo troppi, scenari di crisi del mondo. E io credo che in realtà queste due discussioni non siano scindibili, perché le parole dei miei colleghi che portano a dare una lettura con una equazione che &#8211; chiedo scusa al collega per la semplificazione: Nato, strumenti militari e quindi strumenti che producono guerra &#8211; che è fuori da ciò che accade nella realtà. </p>



<p>Il vertice di Washington, prima di essere segnato da ogni documento, è stato segnato dal più grande attacco al più importante ospedale pediatrico in Ucraina, producendo decine e decine di morti. Fuori da ogni tipo di strumentalizzazione di una cosa così grave, io penso che ogni strumento di difesa verso gli attacchi russi che non così raramente sono rivolti a obiettivi civili, sia un punto che gli Stati che fanno parte della NATO e dell&#8217;Unione europea devono tenere con forza.</p>



<p>Io su questo punto ci voglio stare: <strong>è inutile che continuiamo a raccontare l&#8217;idea del 2% delle spese militari come un 2% che produce conflitto</strong>. Perché nessuno vuole la guerra, tutti vogliono la sicurezza, e quel 2% cosa produce? Io rimpiango di non aver potuto offrire alla popolazione Ucraina tutti gli strumenti per impedire ogni forma di attacco, perché l&#8217;attacco che sta subendo l&#8217;Ucraina non è un attacco evitabile in un documento. Allora questo è il primo punto.</p>



<p>E io sono tra quelli, condividendo una cultura democratica con tanti colleghi con i quali ho fatto pezzi di strada insieme, chissà cosa ci riserva il futuro, che <strong>quando vede bruciare una bandiera della NATO vede bruciare una bandiera della pace</strong>. Perché se voi, io so che qualcuno scuota la testa, ma se voi aveste il privilegio che questa Assemblea mi ha dato di sedere nell&#8217;<a href="https://www.nato-pa.int/">Assemblea parlamentare della NATO</a>, dove siedono colleghi di tutti i nostri gruppi, e se aveste avuto il privilegio, nell&#8217;occasione che il Presidente Cesa ha creato qualche settimana fa la base di Napoli, di vedere plasticamente tutti i punti di intervento NATO nel mondo, non c&#8217;è uno scenario di guerra, c&#8217;è solo scenario di pace, deterrenza. </p>



<p>Tirate via la NATO dai Balcani, tirate via la Nato dal Nord Africa, tirate via la NATO dal dall&#8217;Asia. E che accade? <strong>Fuori dalla NATO vuol dire fuori da uno strumento di deterrenza rispetto al conflitto. </strong>E’ uno scenario sufficiente punto di approdo? Io penso di no, penso anche che il Ministro oggi, e di questo lo voglio ringraziare perché ho trovato un uomo di Stato prima che un uomo di una parte politica, ha posto anche elementi che aprono a una discussione che riguarda la prospettiva della NATO. <strong>Perché va bene l&#8217;alleanza di Stati che garantiscono democrazia, difesa e pace ma c&#8217;è un tema di condivisione delle strategie. </strong>Perché se un membro della NATO, e la Turchia lo è, si propone di invadere Israele, c&#8217;è una questione rispetto a paesi che aderiscono alla medesima Alleanza.</p>



<p><strong>Così come la NATO deve porsi la questione di essere soggetto di relazione internazionale, e le parole del portavoce del ministro degli Esteri cinesi sono parole preoccupanti</strong>: &#8220;la NATO non è un residuo della Seconda guerra mondiale&#8221;.</p>



<p>Allora questo è secondo me un fronte che questo Parlamento e la sua delegazione in seno alla NATO, in rapporto col ministro della Difesa, devono porre. Io non mi iscrivo a quelli che devono fare il bilancio delle cose positive o delle cose negative di quel Vertice. <strong>Credo che ci siano molte questioni care a tutta l&#8217;Italia</strong> &#8211; il tema del fianco sud, il tema del sostegno alla causa Ucraina, qualche passo in avanti che è avvenuto dopo il<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/mosca-la-nato-sta-agendo-vista-un-possibile-scontro-la-russia-AGBx5pX"> G7 circa la questione del congelamento dei beni russi</a>, destinato e incastrato alla causa della ricostruzione Ucraina &#8211; ma bisogna assolutamente aumentare la dimensione strategica della NATO.</p>



<p>Poi voglio concludere, con ciò che ha posto in chiusura della sua relazione e che condivido totalmente. Ha posto dai primi giorni della crisi in Medioriente la questione dei nostri soldati dentro la missione UNIFIL oggi pone, e fa bene a farlo, alla Unione europea la questione del ruolo di quel contingente. Fatemi anche dire che, l<strong>e nostre donne e i nostri uomini in qualunque fronte impegnati sono un motivo di orgoglio che devono avere il sostegno incondizionato di questo Parlamento</strong>, e ha ragione il ministro a porsi il fatto che chi garantisce sicurezza lo deve fare in condizioni di sicurezza.</p>



<p>Ministro, per fare tutte queste cose non le posso non riservare una piccola nota critica: <strong>questo governo deve preoccuparsi di avere quell&#8217;autorevolezza che in questi giorni anche nel consesso europeo ho avuto il timore che potesse venire meno</strong>. Non mi infilo nessuna forma di polemica perché discutere della sua informativa significa discutere di come garantire sicurezza al mondo. Ma per fare questo l&#8217;Italia deve avere sì schiena dritta ma anche grande credibilità.</p>



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